Euro digitale: la libertà di pagare è una questione di autonomia

Euro digitale: la libertà di pagare è una questione di autonomia

Se vivo in Italia, ho un conto italiano e pago in euro, chi controlla davvero il mio pagamento? Non sempre noi europei.

Lo dimostra il caso di Nicolas Guillou, giudice francese della Corte penale internazionale. Colpito dalle sanzioni statunitensi del 20 agosto 2025 contro quattro magistrati della Corte, Guillou ha incontrato gravi difficoltà nell’utilizzo di carte e servizi digitali. Una parte fondamentale delle infrastrutture utilizzate in Europa dipende infatti da società americane.

Il punto non è discutere le decisioni della Corte o la politica americana. È capire perché un cittadino europeo possa essere parzialmente escluso dai pagamenti per una decisione di un governo straniero.

Abbiamo una moneta comune, ma non controlliamo appieno come circola. Visa e Mastercard sono società statunitensi: possedere l’euro senza un’infrastruttura autonoma per utilizzarlo è come avere una casa e dipendere dalla chiave di qualcun altro.

I pagamenti sono un’infrastruttura strategica, come l’energia e le telecomunicazioni. Senza di essi il commercio si blocca. Chi li controlla dispone anche di un potere politico.

È qui che entra in gioco l’euro digitale. Non sarebbe una criptovaluta né una nuova carta di credito, ma una versione elettronica del contante: moneta emessa dalla banca centrale, anziché un credito verso una banca commerciale come il saldo del conto corrente.

Potremmo convertirvi una parte dei nostri depositi e utilizzarla attraverso un portafoglio accessibile tramite una banca o un intermediario autorizzato. Trasferendo 100 euro da un conto con 500 euro al portafoglio, avremmo 400 euro sul conto e 100 digitali. Dopo un acquisto da 20 euro, nel portafoglio ne resterebbero 80.

Per pagare potremmo usare un telefono o una carta fisica, nei negozi, online o tra persone. Il gesto sarebbe familiare, ma il pagamento passerebbe su un’infrastruttura europea. Il progetto della BCE prevede anche pagamenti offline, utilizzando somme caricate prima sul dispositivo.

L’euro digitale potrebbe sostituire una carta di debito nei pagamenti, ma non offrirebbe credito: non sarebbe un prestito. Per un finanziamento servirebbe ancora una banca o un altro operatore.

La sua utilità principale non sarebbe tecnologica. Pagare un caffè con il telefono sappiamo già farlo. Il punto è garantire una strada europea per i nostri pagamenti, riducendo la possibilità che governi stranieri o multinazionali possano interromperli unilateralmente.

Nel Prout, le infrastrutture fondamentali devono essere sotto il controllo della collettività, mentre cooperative e piccole imprese possono organizzare l’attività economica ordinaria. Il principio è semplice: ciò che è indispensabile alla società non dovrebbe dipendere dal potere arbitrario di un monopolio privato.

Questo non richiede di statalizzare tutte le banche. Serve una base pubblica sulla quale operatori diversi possano offrire servizi: una strada pubblica non implica automobili di proprietà dello Stato.

Ma pubblico non deve significare sorveglianza. Un euro digitale accettabile deve affiancare il contante, proteggere la privacy, consentire pagamenti offline e non essere moneta programmabile. Nessuno dovrebbe decidere quali beni possiamo acquistare o imporre una scadenza al nostro denaro.

Deve inoltre garantire l’accesso universale ai pagamenti. Un blocco disposto da un tribunale, secondo la legge e con possibilità di difesa, è diverso dall’esclusione imposta da una società straniera in applicazione delle decisioni del proprio governo.

Autonomia non significa ostilità verso gli Stati Uniti. Significa poter collaborare senza dipendenze che si trasformino in ricatto.

È una questione di Democrazia Economica: un’infrastruttura pubblica, regolata democraticamente, deve difendere la libertà dei cittadini, non controllarli.

Non siamo realmente autonomi nell’uso della nostra moneta se qualcun altro può impedirci di usarla.

Articolo originale: Telegram