L’intelligenza artificiale può sviluppare una coscienza?

In passato l’intelligenza artificiale era pura fantascienza. Spesso in film e romanzi di fantascienza incontriamo macchine che si comportano come esseri umani, macchine che disobbediscono agli esseri umani o che lottano contro di loro.

Tutto questo è ancora fantascienza, però siamo sull’orlo di una trasformazione; oggi c’è il tentativo di trasformare una macchina in una mente. C’è chi teme per il futuro dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. Spesso viene interpretata come una lotta tra uomo e macchina. In realtà possiamo parlare dell’uomo che lavora con la macchina.

Cosa implica questo? Dove ci condurrà? Ci sono tante cose che il computer può fare oggi: noi lo chiamiamo intelligenza artificiale, ma ancora non esiste una definizione precisa. Lo scopo dell’intelligenza artificiale, dopotutto, è “simulare” quella umana e l’intelligenza umana fa un’incredibile varietà di cose: percepiamo e diamo un senso all’ambiente, pianifichiamo come raggiungere i nostri obiettivi, usiamo il linguaggio per comunicare idee complesse, impariamo dalla nostra esperienza, ci rapportiamo con gli altri, controlliamo le nostre emozioni, diamo e riceviamo pareri e sensazioni.

Per fare tutto questo, ovvero per far pensare una macchina come gli esseri umani, dovremmo porci una prima domanda: “che cos’è il pensiero?” Se potessimo capire come funziona la nostra mente, allora forse potremmo applicare tutto ciò al computer. Dal 1955 si parla di automatizzazione del pensiero. All’epoca i computer si usavano solo per fare i calcoli; oggi si cerca di far fare al computer anche cose molto complicate come guidare una macchina oppure prendere delle decisioni.

Di fronte al velocissimo progresso in questo campo si rimane un po’ disorientati e anche preoccupati: potrà l’Intelligenza Artificiale rimpiazzare l’essere umano, controllarlo, o addirittura rivoltarglisi contro?

Potrà l’IA ottenere una coscienza, avere una mente, agire con una volontà propria?

Nella nostra mente ci sono le rappresentazioni astratte della realtà del mondo esterno; quando pensiamo compiamo operazioni logiche su queste idee, ma non solo, riusciamo con la nostra intelligenza a creare idee nuove. Potrà l’IA agire allo stesso modo?

Esploriamo le ragioni per cui l'IA non potrà mai sviluppare una coscienza.

La coscienza è un fenomeno complesso e multiforme che comprende l'esperienza soggettiva del mondo esterno e di sé stessi. È ciò che ci permette di percepire, pensare, provare emozioni e avere una consapevolezza di noi stessi. Nonostante i progressi dell'IA nell'imitare alcune funzioni cognitive, la scienza attuale manca ancora della comprensione completa di come la coscienza emerga.

La scienza moderna suggerisce che la coscienza sia strettamente legata al funzionamento del cervello umano e alla sua complessità. Essa sembra essere il prodotto di complessi processi neurali che coinvolgono un'enorme rete di neuroni interconnessi. Questo approccio materialistico “sostiene che l’IA”, mancando di un substrato biologico come il cervello, non potrebbe generare una coscienza simile a quella umana.

Potremmo però guardare al problema da un altro punto di vista, proposto da P. R. Sarkar.

Secondo Sarkar la mente e la coscienza non sono di natura materiale, anche se esse sorgono da un processo di evoluzione e raffinazione che parte dalla materia. La mente è più sottile della materia, anche se interagisce con essa dando luogo a sensazioni, pensieri e sentimenti. La nascita, lo sviluppo e l’evoluzione della mente in tutti i suoi livelli avviene per effetto e stimolo degli ostacoli che l’essere vivente incontra nella sua vita.

La mente umana

La mente, sempre secondo Sarkar, è costituita da tre aspetti o livelli: mente conscia (citta), autocoscienza (aham) e mente causale (mahat). Gli esseri viventi possiedono in vario grado uno o più di questi livelli mentali. Nell’essere umano l’autocoscienza è più grande della mente conscia e la “differenza” tra le due è quella che chiamiamo intelletto; la mente causale è più grande dell’autocoscienza, e la “differenza” va sotto il nome di intuizione.

Una macchina, per quanto sviluppata e complessa, è sempre un intreccio di circuiti, parti meccaniche e altro, che non possono avere “coscienza di sé”, emozioni, intelletto, proprio perché mancano della parte materiale-organica, come sistema ghiandolare e organi di senso che le permettano di “provare” sensazioni, stimolare pensieri a contatto con il mondo esterno e superare difficoltà e pericoli.

La “mente” nasce come aspetto qualitativo dell’essere vivente, non solo aspetto quantitativo o complessità di esso. Al massimo una macchina potrà avere molto sviluppato l’aspetto quantitativo, con una molteplicità di parti che le permetteranno di eseguire calcoli e azioni molto più complessi e molto più velocemente di un essere umano, senza che ciò, per le ragioni sopra esposte, possa dare origine a un’autocoscienza o una mente.

Purtroppo il materialismo rampante di oggi ha portato la scienza a ridurre tutto all’aspetto materiale, atomi, molecole, particelle subatomiche e quanto ricade sotto la percezione dei nostri organi di senso, direttamente o con l’ausilio di apparecchiature sofisticate. Questo ha portato a considerare il cervello come mente e la coscienza di sé come generata dalla complessità del nostro cervello.

La visione proposta da Sarkar è invece quella di un corpo e un cervello come “strumenti” della mente e della coscienza, prendendo in considerazione l’aspetto spirituale della realtà. Per Sarkar il corpo umano, cervello compreso, è una macchina biologica, molto complessa, ma pur sempre una macchina di cui la mente si serve per esprimersi ed interagire in questo mondo materiale.

Se l’IA esteriormente si comporta come un essere umano, ciò non significa che si possa definire “cosciente”. Alan Turing, il genio matematico che ideò il moderno computer, si domandò se una macchina può comportarsi in modo da non poterla distinguere da un essere umano e ideò un test: una persona pone domande a due interlocutori nascosti: uno di essi è appunto una macchina, l’altro una persona in carne e ossa. Se chi pone le domande non riesce a stabilire dalle risposte quale dei due è la macchina, allora la macchina supera il test. Ma ciò non significa che sia “cosciente” o “umana”. Il test esamina solo il comportamento della macchina dal punto di vista linguistico, e può solo concludere che nel dialogo essa si comporta come un essere umano.

Se l’improbabile comparsa di una coscienza nell’IA può preoccuparci, ben altre sono le criticità che attendono dietro l’angolo.

Un problema evidente da subito è quello della perdita di posti di lavoro “umani” sostituiti da IA: Amazon, Meta, Salesforce e Block hanno annunciato migliaia di licenziamenti, spesso giustificati con l'adozione di sistemi IA che riducono la necessità di alcune mansioni. Ad esempio Oracle ha già disdetto oltre 20.000 contratti a marzo di quest’anno, anche per liberare risorse per i futuri investimenti in IA, circa 50 miliardi di dollari nel 2026.

Esiste poi un problema etico-culturale

Lo ha evidenziato Amazon, che ha scoperto che circa il 25% dei libri che aveva messo in vendita risultavano realizzati al 100% con IA e attribuiti ad autori famosi senza ovviamente il loro consenso. Esiste anche una società italiana che offre corsi per realizzare libri con l’IA al puro scopo di profitto, utilizzando anche indagini statistiche per individuare gli argomenti più gettonati. I libri vengono messi in vendita su Amazon, che trattiene il 50% del prezzo di copertina.

Il rischio è quindi di essere inondati da immagini, video, libri, “opere artistiche”, ma anche false notizie, falsi articoli generati artificialmente senza alcun contributo “umano”, una specie di spazzatura culturale difficile da identificare, che diluirà la vera produzione culturale. E sotto questo c’è un aspetto ancora più temibile. Per come l’IA agisce, impara e crea, usando cioè tutto il materiale esistente, di qualunque tipo e fonte, su basi statistiche, dato che non possiede capacità discriminatorie o di giudizio, questi materiali generati dall’IA finiranno per essere utilizzati dall’IA stessa per produrre i risultati richiesti. Un possibile errore, una falsa informazione, una distorsione può così venire amplificata dando origine alla degenerazione ed inaffidabilità dei risultati richiesti.

Un ultimo aspetto, ma non trascurabile: l’IA sta creando una bolla finanziaria di dimensioni preoccupanti, con enormi investimenti, sta consumando globalmente l’equivalente di energia elettrica usata dal Belgio e dai Paesi Bassi insieme, sta occupando ettari di territorio e annesse risorse idriche per ospitare data center colossali, accentuando il già grave disastro ambientale.

Esiste un problema creato proprio dal modo in cui l’IA è impostata, cioè la capacità di cambiare sé stessa per “migliorarsi”, una specie di evoluzione digitale.

Riguardo a questo, Anthropic, uno dei maggiori provider di IA, ha proposto una pausa globale nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata, avvertendo che i modelli di prossima generazione, capaci di auto-migliorarsi, potrebbero superare rapidamente le capacità di controllo attuali e raggiungere livelli di autonomia tali da modificare parti del proprio codice, ottimizzare architetture interne o generare versioni più efficienti di sé stessi, che potrebbero sfuggire al nostro controllo. Anthropic ha inoltre proposto la creazione di un protocollo che interrompa temporaneamente lo sviluppo di questi modelli qualora si manifesti un rischio.

Fonte: Il NeoUmanista, luglio 2026, pagine 20-21.

Articolo originale: Il Neoumanista