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Da Hormuz ai miliardi per la difesa: senza democrazia economica non esiste sovranità

Da Hormuz ai miliardi per la difesa: senza democrazia economica non esiste sovranità

La polemica tra Giorgia Meloni e Donald Trump ha occupato le prime pagine. Fermarsi alle dichiarazioni impedisce di vedere il problema più profondo: l’autonomia dell’Italia.

Può un Paese definirsi sovrano quando dipende da rotte lontane per l’energia, da potenze straniere per la sicurezza e da multinazionali per tecnologie essenziali? La sovranità richiede la capacità di garantire energia, alimentazione, lavoro, sanità e istruzione anche quando cambiano gli equilibri geopolitici.

Hormuz e il costo della dipendenza

Lo Stretto di Hormuz simboleggia la fragilità di un sistema che concentra le fonti energetiche e affida i prezzi a equilibri militari incontrollabili dai cittadini. Quando una crisi minaccia una rotta strategica, aumentano energia, trasporti e beni essenziali. A pagare sono lavoratori, pensionati, famiglie e piccole imprese.

L’autonomia richiede diversificazione, fonti rinnovabili, comunità energetiche e produzione territoriale. Le infrastrutture essenziali devono essere amministrate nell’interesse collettivo, non per il solo profitto.

La sicurezza non è soltanto militare

Le spese per la difesa devono restare sotto controllo democratico. Non c’è sicurezza se si acquistano sistemi militari costosi ma non si garantiscono cure, lavoro e abitazione.

Chi è in difficoltà non deve cadere nella disperazione; chi è malato deve potersi curare; chi ha figli deve guardare al futuro senza paura; chi è anziano non deve essere lasciato solo. La politica deve prendersi cura delle persone e far funzionare bene ciò che esiste.

Una strategia industriale per l’Italia

Non esiste sovranità politica senza sovranità economica. Le imprese non sono merci da comprare o chiudere: sono comunità di lavoro, competenze e responsabilità verso il territorio.

Quando aziende sane sono minacciate da acquisizioni speculative, lo Stato deve intervenire per difendere produzione, occupazione e conoscenze strategiche. Il ruolo sociale dell’impresa deve prevalere sugli interessi finanziari di breve periodo. Credito e agevolazioni devono premiare chi rispetta lavoratori e comunità.

Cambiare partendo da ciò che esiste

I principi del Prout indicano una direzione, ma non sostituiscono l’urgenza di garantire cibo, casa, lavoro e cure. Chi teme di non mangiare può essere costretto ad accettare l’ingiustizia.

Non occorre smontare tutto in un giorno. Bisogna migliorare ciò che esiste e costruire gradualmente nuove forme di partecipazione: protezione delle imprese sane, workers buyout, partecipazione dei lavoratori, credito agli investimenti produttivi e gestione delle attività strategiche.

La Cooperazione Coordinata proposta da MDE unisce cooperative, piccole imprese, banche cooperative, lavoratori, ricerca e amministrazioni locali per pianificare l’economia territoriale, sviluppare filiere locali e ridurre le dipendenze esterne.

Umanità, legalità ed efficienza

La democrazia economica ha bisogno di dignità, verità, giustizia, solidarietà, rispetto della vita e responsabilità verso le generazioni future.

L’umanità non è incompatibile con la legalità. Non possiamo ignorare chi muore in mare o ai confini, ma lo Stato deve contrastare le organizzazioni criminali che commerciano sugli ingressi e realizzare un’integrazione razionale ed efficace.

Senza valori umani, la sovranità degenera nel nazionalismo. Con una visione universalista, diventa capacità di decidere il proprio futuro rispettando la stessa aspirazione negli altri.

L’Europa deve costruire autonomia economica, energetica, tecnologica e diplomatica, fondata sulla partecipazione di cittadini e lavoratori e sulla garanzia delle necessità fondamentali.

Il cambiamento credibile parte dall’umanità, sostenuta da ordine, competenza, responsabilità ed efficienza.

Chi pagherà il costo delle dipendenze italiane e chi avrà il potere di decidere come utilizzare le risorse del Paese?

Articolo originale: Telegram

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