La questione migratoria

Sulla questione migratoria, che molto deve inquietare ogni coscienza cristiana, propongo una mia breve riflessione.

Non è certo una novità. Da molti anni l’industria e l’agricoltura (nonché caregiving con specifiche caratteristiche) si avvalgono di povere e poveri, persone ai nostri occhi, per ottenere competitività economica.

Hanno sfruttato la manodopera, non hanno pagato contributi e imposte. A dirla con la crudezza della verità, hanno intascato profitti ingiusti e sottratto alla comunità nazionale l’apporto del lavoro delle migranti e dei migranti clandestini.

Non un passo è stato compiuto, non una parola è stata spesa dai partiti. Però, la storia sociale prescinde dal cretinismo politico e dalla voracità economica.

I migranti e le migranti, lentamente, grazie al loro numero sono diventati soggetti visibili, con figli a scuola, visite mediche e ricoveri ospedalieri, housing sociale.

Grazie alla nostra Costituzione, che li riconosce come persone e dona loro diritti, sono diventati visibili. Finalmente, pur tra esitazioni e residuali resistenze, sono state avviate politiche di regolarizzazione. Una goccia, rispetto all’avidità di chi continua ad approfittarsene, ma anche una luce di dignità nazionale.

Questa è la strada da seguire. Lo dobbiamo a loro e al ricordo della migrazione italiana nel mondo che, sulla propria pelle martoriata da ogni tipo di ingiustizia, in decine di paesi, ha prodotto lavoro e ricevuto calci.

Se in una logica di pace e giustizia universali l’Italia può dare un contributo di verità e guidare un processo di cambiamento, questo può e deve avvenire nel campo della migrazione.

Ciò sarebbe possibile, certo, con un’altra classe politica e con l’assunzione di un ruolo di guida contro il metodo Trump.

Fonte: Il NeoUmanista, luglio 2026, pagine 6.

Articolo originale: Il Neoumanista

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