La Sardegna ai Sardi

L’isola dei laghi. E sono molti. Ricerca per un’autosufficienza economica

“La Sardegna ai Sardi” è lo slogan del movimento sardo “Sardigna Natzione Indipendentzia”, uno dei movimenti indipendentisti più noti, fondato negli anni ’90. È anche lo slogan del Partito Sardo d'Azione (PSd'Az), partito autonomista e sardista, il cui fondatore Emilio Lussu ha contribuito a definire il concetto di "Sardigna a sos sardos".

È stato anche il titolo di una conferenza organizzata dal movimento WarFree, di Iglesias, il 21 giugno 2026 alla quale sono intervenuto come rappresentante dell’Istituto di Ricerca PROUT (IRP).

Perché abbiamo ripreso questo slogan? La Sardegna è una terra meravigliosa dove abbondano risorse materiali, minerarie, paesaggistiche e sociali eccezionali. Nei secoli, sin dal 1800, purtroppo le sue risorse minerarie sono sempre state utilizzate da paesi terzi come Olanda, Francia, Belgio, Croazia, Regno di Sardegna (piemontesi). In pratica estraevano i minerali e li trasportavano per la lavorazione nei loro rispettivi paesi.

Nel 1900 è avvenuta una grande rivoluzione industriale; le miniere sono state nazionalizzate e la lavorazione dei minerali avveniva in loco, precisamente a Portovesme. E si tratta di minerali come piombo, argento, zinco. Oggi dai resti delle lavorazioni, che continuano ad inquinare le falde, l’acqua di Portovesme e dei paesi limitrofi, si possono ricavare circa il 10% di terre rare ed altri minerali utili.

Per non parlare delle sue risorse naturali come il vento e il sole. L’installazione di pale eoliche e pannelli solari in molte località dell’isola va sempre a favore di compagnie estere, fondi di investimento, lasciando poco all’economia locale.

Vi è un principio nella teoria PROUT (Teoria della Utilizzazione progressiva (delle Risorse)) che afferma:

“Le risorse locali devono essere gestite dalla popolazione locale”. A nessuna persona che non sia cittadina dell’area in questione deve essere permesso di sfruttare le risorse locali. Che cosa si intende per ‘cittadinanza’? “Coloro che hanno fuso i propri interessi socioeconomici in quelli della regione stessa. Vale a dire coloro che contribuiscono allo sviluppo socioeconomico locale sono cittadini locali”. Chi esporta risorse o denaro potrebbe essere considerato non cittadino dell’area in questione.

Per questa ragione si afferma “La Sardegna ai Sardi”, ne hanno tutto il diritto.

La lingua sarda

C’è un secondo fattore, quello sociale. Ho cercato di avvicinarmi al pubblico presente in sala recitando una frase in lingua sarda: “Bonas dies, comente istades? Spero chi siat andende totu bene”. Si sono messi a ridere, forse non se l’aspettavano. Ma nemmeno io mi aspettavo di trovare che non si insegna la lingua sarda a scuola, nemmeno per un’ora alla settimana.

Ho spiegato che la lingua sarda non è un dialetto, ha tutte le caratteristiche (almeno 8) per essere una vera lingua e come tale dovrebbe essere ripresa, insegnata e parlata nelle scuole, come prima lingua. Dovrebbe essere utilizzata negli uffici pubblici, nelle insegne e nella cartellonistica stradale e come seconda lingua l’italiano, terza lingua l’inglese. Ciò potrebbe accrescere l’autostima della popolazione sarda e da qui favorire lo sviluppo socioeconomico dell’isola.

Che cosa succede se viene imposta la lingua nazionale italiana, come fu nel caso dell’Alto Adige nel periodo del fascismo, sopprimendo la lingua locale e italianizzando i nomi delle città? Si creano complessi di inferiorità nelle persone e molto risentimento contro coloro che l’hanno imposta.

La gestione dell’acqua

Nonostante la pervicace tendenza alla siccità in Sardegna vi è abbondanza di precipitazioni che vengono convogliate in un sistema, studiato ad hoc, di laghi artificiali.

La parte EST della Sardegna è la più piovosa, poiché le nuvole sospinte dai venti del Tirreno si fermano e scaricano sulle prime catene di monti, in particolare nelle aree delle Baronie e dell’Ogliastra, con punte di 1.400 mm di pioggia all’anno. Mentre nella zona ad Ovest, nel sassarese, si attestano a soli 400–600 mm all’anno. Questa tendenza segue la legge descritta da P.R. Sarkar “East wet, West dry”, “L’Est umido, l’Ovest asciutto”

In alcuni casi come per il lago Corsi, a nord di Iglesias (12 milioni di m³) l’acqua viene pompata dal lago Cixerri, forzando un dislivello di 200 metri. L’acqua del Corsi viene convogliata a valle, per gravità, ad irrigare la piana del Cixerri che si estende per 40 km verso Cagliari. La spesa per questa operazione di trasporto in condotte verso il lago Corsi costa circa 10 milioni di euro all’anno.

Sono stati recentemente ultimati i lavori di messa in opera del lago Monte Pranu, a sud di Iglesias, della capacità di 49,30 milioni di m³, che raccoglie le acque di un vasto bacino irriguo.

Eppure vi sono periodi di siccità che incidono negativamente sulla produzione agricola. Abbiamo notato, nella figura 2, che vi è una formidabile pianificazione e una forte concentrazione della gestione dell’acqua.

Ciò potrebbe rivelarsi fatale per le coltivazioni agricole, perché l’acqua, erogata a orari prefissati, potrebbe arrivare tardi rispetto alle necessità.

La teoria economica PROUT (Teoria dell’Utilizzazione progressiva), afferma che il settore più importante dell’economia sia l’agricoltura e che il fattore più importante in agricoltura sia l’acqua. Perciò propone una gestione DECENTRALIZZATA della risorsa ACQUA, perché essa sia immediatamente disponibile nelle aziende agricole, quando vi sia bisogno. Che significa?

Il fiume Cixerri, che nasce nell’Iglesiente e corre verso Cagliari per circa 40 km, confluisce nel lago artificiale omonimo Cixerri. Ha un carattere torrentizio, caratterizzato da una portata d'acqua estremamente variabile. Le piene improvvise, scatenate da forti piogge, si alternano a periodi di secca o magra.

Dal fiume Cixerri, durante il suo percorso, da Iglesias, possono essere derivate quantità d’acqua per rifornire bacini aziendali, a cascata, creati sui terreni meno produttivi. In modo da avere acqua disponibile quando serve. Invece di dipendere dai favori del clima e dagli orari di apertura dei bacini di irrigazione.

Il sistema agricolo

La dimensione media delle aziende agricole in Sardegna è di circa 24,5–26 ettari di superficie agricola utilizzata (SAU), un valore che risulta essere più del doppio rispetto alla media nazionale italiana (circa 11 ettari)

Ma vi è un’eccezione, nella piana del fiume Cixerri, dove abbiamo concentrato la nostra attenzione, la media di estensione delle proprietà agricole è di circa 3–4 ettari nelle aree irrigue gestite dal Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale. Una superficie, in genere, economicamente non sostenibile.

Esiste una quota minoritaria ma significativa di unità con oltre 50 ettari, le grandi aziende, dedicate soprattutto a pratiche agro-zootecniche estensive.

Colture orticole

Praticate in modo intensivo nei suoli alluvionali più fertili e profondi della piana, sfruttando prevalentemente sistemi di irrigazione localizzata a goccia:

Carciofo: è la coltura orticola di riferimento del ciclo autunno-invernale.

Pomodoro da industria: coltivazione estiva trainante per il comparto delle conserve.

Ortive minori: Produzioni diversificate in pieno campo e in tunnel (es. meloni, angurie e verdure a foglia).

Colture arboree e permanenti

Focalizzate in aree specifiche con suoli ben drenati:

Vigneti: destinati alla produzione di vini di qualità, spesso gestiti con deficit idrico controllato per esaltare le proprietà organolettiche delle uve.

Agrumi e frutteti: presenti in nuclei specializzati (soprattutto pescheti e agrumeti minori) che beneficiano degli impianti microjet del comprensorio.

PROPOSTA PROUTISTA

AGRICOLTURA COOPERATIVA

Nel PROUT si afferma che la proprietà della terra è di tutta la società e all’agricoltore viene dato mandato di coltivarla per sostenere la collettività.

Lo slogan “piccolo è bello” oggi ha perso tutta la sua valenza. In effetti hanno chiuso circa 1,3 milioni di aziende agricole individuali in 20 anni per l’impossibilità di gestire le molteplici responsabilità aziendali.

“Sia la produzione agricola individuale sia il sistema della mezzadria soffrono di un altro grave problema. Se gli agricoltori in questi due sistemi non dispongono di capitale sufficiente, pur possedendo ampie superfici di terreno, non possono adottare metodi di produzione agricola moderni.

In questo sistema, le possibilità di aumentare la produzione agricola sono limitate, poiché fino al 100% dei terreni non fertili rimane inutilizzato.

Nel mondo moderno, il sistema cooperativo è il miglior sistema di produzione agricola e industriale”. (Sarkar)

Dovremmo creare scuole di formazione cooperativa, organizzare formazione nelle aziende. E in ogni settore della vita collettiva lavorare assieme per risolvere i piccoli e i grandi problemi che inevitabilmente dobbiamo affrontare.

Questo è solo un indizio di ciò che la teoria PROUT può offrire.

Fonte: Il NeoUmanista, luglio 2026, pagine 9-10-11-12.

Articolo originale: Il Neoumanista

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