Autore: Alessandro Diotallevi, avvocato costituzionalista Sulla questione migratoria, che molto deve inquietare ogni coscienza cristiana, propongo una mia breve riflessione. Non è certo una novità. Da molti anni l’industria e l’agricoltura (nonché caregiving con specifiche caratteristiche) si avvalgono di povere e poveri, persone ai nostri occhi, per ottenere competitività economica. Hanno sfruttato la manodopera, non hanno pagato contributi e imposte. A dirla con la crudezza della verità, hanno intascato profitti ingiusti e sottratto alla comunità nazionale l’apporto del lavoro delle migranti e dei migranti clandestini. Non un passo è stato compiuto, non una parola è stata spesa dai partiti. Però, la storia sociale prescinde dal cretinismo politico e dalla voracità economica. I migranti e le migranti, lentamente, grazie al loro numero sono diventati soggetti visibili, con figli a scuola, visite mediche e ricoveri ospedalieri, housing sociale. Grazie alla nostra Costituzione, che li...
Francia, Messico, Russia, Brasile, Cuba, Germania, Ungheria, Bolivia, Madagascar, Tunisia, Egitto, Yemen A causa del collasso dell’agricoltura, dell’elevata disoccupazione e della povertà in molti paesi, si verificarono rivolte popolari che cambiarono i vertici al potere. In Italia il tasso di disoccupazione nazionale si attesta al 5%. Parallelamente, il tasso di disoccupazione giovanile (fascia 15-24 anni) è sceso al 15,1%. Nonostante ciò, il tasso di inattività (persone che non lavorano e non cercano lavoro) rimane elevato, raggiungendo il 33,6%. Rimangono 5,3 milioni di cittadini in povertà assoluta. 1) La Rivoluzione francese del 1848: In seguito al collasso dell'agricoltura e alla diffusa meccanizzazione dei mestieri, fino a 10.000 operai tessili si ritrovarono disoccupati a Parigi e in altre città. Le conseguenti rivolte e la richiesta del "diritto al lavoro" rovesciarono la monarchia francese e diedero vita alla Seconda Repubblica francese. La disoccupazione...
Il Mediterraneo potrebbe presto diventare la regione dove si evolveranno le principali trasformazioni geo-politiche e socio-economiche, con impatti anche sulle altre zone del pianeta. È un'area su cui si affacciano tre continenti, andando dal sud Europa, al nord Africa, alla penisola Arabica. Nello scenario bellico attuale, è difficile prevedere se, come e quando possa avvenire un allargamento diretto o un trasferimento indiretto nel Mediterraneo del conflitto in corso russo-ucraino e israeliano-palestinese. Gli interessi che si affacciano sul Mediterraneo, da parte sia degli attori regionali che delle potenze internazionali, potrebbero amplificare le opportunità di penetrazione sia degli establishment russi, che mediorientali. Da tempo assistiamo, ad esempio, a Paesi come Cina e India che guardano con molto interesse e investono nel Mediterraneo. Il Mediterraneo rimane una regione strategicamente annessa a varie organizzazioni internazionali come UE, Nato, ONU, Brics con obiettivi...
Con l'invasione russa in Ucraina è stata data una robusta spallata alle convinzioni europee riguardanti la sensazione che il vecchio continente, attraverso la Nato prima e poi con l'Unione Europea, si fosse messo al riparo dalle turbolenze che agitano il mondo dalla fine della seconda guerra mondiale. La guerra iniziata nel febbraio 2021 ha perciò scosso violentemente l'Europa, costringendo le nazioni più occidentali del vecchio continente a partecipare, all'inizio quasi timidamente, e poi, almeno per quel che riguarda i governi, sempre più convinte al sostegno, finanziario e militare del paese aggredito. Le opinioni pubbliche di questi paesi, invece ondeggiano percentualmente tra pacifismo ( qualsiasi cosa questo termine significhi), e sostegno ad uno o l'altro dei contendenti. Nell'Europa orientale invece è largamente diffuso il sentimento anti-russo sia nelle sfere della politica che tra l'opinione pubblica. La maggior parte dei commentatori ed analisti conviene che il motivo reale...
Il sogno di un'Europa unita, nato a Ventotene nel 1941 tra gli oppositori del Fascismo al confino, dalla penna di Gualtiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, non si è potuto realizzare negli oltre ottant'anni che da allora sono trascorsi. L'ordine mondiale creatosi dopo la fine della seconda guerra mondiale, cioè la spartizione del globo in zone di influenza americane e russe chiamato anche guerra fredda non poteva permettere la nascita di un nuovo soggetto indipendente in Europa, formato sia da vincitori che da vinti. La storia ci mostra che possibile fu solo far nascere entità o istituzioni economiche, dato che l'Europa veniva ed ancora viene vista dagli Usa come un luogo di grande importanza strategica del loro impero informale. Così per più di mezzo secolo, fino al disfacimento dell'URSS nel 1991, e poi continuando per altri trent'anni, molti cittadini europei hanno avuto l'impressione che si stesse costruendo l'Europa. La realtà è che le istituzioni europee quand'anche...
La morte del signor Berlusconi ha fatto rinascere un quesito a tutti noi caro: l'identità. Identità intesa dell'individuo ma anche identità collettiva. Riguardo a questo argomento è curioso notare come la figura di B viene riportata nei media italiani e in quelli esteri. Se quasi all'unanimità da noi si celebra il grande imprenditore, il grande politico e statista, il grande comunicatore mentre la sua discussa moralità rimane un piccolo incidente di percorso, all'estero i media si sono divertiti a dipingere un'altra immagine di questa nostra icona: potere e scandali sessuali, evasione fiscale, corruzione, conflitto di interessi. È evidente la differenza di giudizio, per meglio dire come lo vogliono far vedere da noi e come lo vedono nel mondo globalizzato. Forse abbiamo un problema di conflitto di interessi, di concentrazione di poteri e quindi di libertà di stampa? Con le reti Mediaset, il più grande gruppo editoriale italiano, in mano alla famiglia del defunto, con la RAI in mano al...
Quando un familiare o un amico a cui si vuol bene ha comportamenti incomprensibili e si vorrebbe capirne il perchè c'è solo un modo per raggiungerlo, per capirlo: pensare a lui/lei e cercare di immedesimarci in quella persona per comprenderne le motivazioni se non addirittura il suo essere, e ciò è possibile solo con l'amore. Immedesimarsi in un nemico con cui si è in lite è sicuramente più difficile ma non c'è, in realtà, altra strada che una sorta di amore per capire i suoi comportamenti. Studiare la sua storia, la sua cultura, non banalizzare i suoi difetti, non condannarlo a priori senza prima aver cercato quali possano essere le sue ragioni e i punti per un eventuale dialogo. E' una strada sicuramente difficile e probabilmente a prima vista contro-intuitiva, ma è l'unica se si vuol arrivare ad un dialogo ed all'appianamento della lite. In caso di guerra è lo stesso, se non si riesce a parlare una lingua comune con il nemico, con l'avversario, non ci sarà verso di giungere ad un...
Tutto quello che non si conosce dell’Iran. Dal ciclo sociale in crisi guidato dagli Ayatollah, agli scossoni che i Paesi occidentali vorrebbero dare alla repubblica islamica, per arrivare ai movimenti di rivolta della società civile iraniana, ma senza ancora una classe leader alla guida del nuovo ciclo sociale. In Italia nei scorsi giorni è giunto in visita, con tutti gli onori di un capo di Stato e ospite di trasmissioni televisive, l'erede dell'ultimo Scià di Persia, Reza Ciro Pahlavi. Nonno e padre di Pahlavi figlio furono protagonisti già dal 1920 per un mix fra assolutismo, dittatura e oppressione fino agli anni '70, lasciando il passo alla rivoluzione islamica del 1979 con l'arrivo dell'Ayatollah (uomo santo). Dal 1980, Reza Ciro Pahlavi, il figlio dell’ex dittatore iraniano destituito dalla rivoluzione anti-monarchica e pretendente al trono, intanto si è ricostruito una nuova vita lussuosa in America grazie anche alla ricchezza sottratta dal precedente regime al popolo...
di Claudio Bricchi La carta delle Nazioni Unite all'articolo 2 obbliga tutti gli stati a risolvere con mezzi pacifici le dispute internazionali. In Europa, negli ultimi 75 anni, si è creduto che ciò fosse veramente possibile; e questo perché nel vecchio continente l'orrore causato dalle due guerre mondiali è ancora fortemente radicato nella memoria di tutti i cittadini, anche di quelli più giovani. La guerra fredda, nella realtà, è stata per noi europei un lungo periodo di pace, tale da indurre a crederci immuni ad avventure belliche nel nostro continente. La creazione della comunità europea prima e dell'EU poi, e l'avvento dell'Euro hanno rinforzato questa convinzione, un po' come se fossimo in una bolla protetta, o come dicono alcuni analisti, abbiamo creduto, in qualche modo, di essere fuori dalla storia. Abbiamo creduto che il benessere, la relativa ricchezza, ed il conseguente modo di intendere il mondo come un ambiente dove con i soldi si può comprare tutto, anche la...
di Dante Nicola Faraoni La sinistra italiana ha rappresentato per quasi un secolo il movimento in grado di portare con le sue lotte il paese verso un progresso sociale ed economico. Ha rappresentato, più dei cattolici, diritti e richieste delle classi più povere, degli operai, dei contadini. Ha rappresentato le giuste esigenze della classe media, le libertà di artisti e intellettuali. Ma oggi la sinistra chi rappresenta? C'è ancora una sinistra progressista, con una vitalità traballante, piccola ma che ancora cammina a testa alta, ma il resto rappresenta e sostiene il sistema capitalista così come fan tutti. Prima il PSI che con l'avvento di Craxi ha perso la sua identità ed è finita tra mazzette e favori ai grandi capitalisti del "Belpaese". Poi il PCI che dopo la morte di Enrico Berlinguer, con il suo ultimo segretario Occhetto cambiò nome. Quella svolta non fu solo di facciata, PDS (Partito Democratico della Sinistra) ma anche l'abbandono della costruzione di quella terza via al...
di Claudio Bricchi In questo caso le avvisaglie della sua fine sono abbastanza evidenti, a cominciare dal fatto che una crescente percentuale di popolazione, dei Paesi benestanti, ha cominciato a vedere il capitalismo ed i suoi effetti sulla società come non più riformabili. Il sistema fallisce il suo obiettivo principale, che non è solo il benessere bensì creare speranza, la fiducia dei cittadini nella possibilità di arrivare ad un futuro migliore dell'attuale. Se si ha la sensazione che il futuro sarà peggiore del presente, già di per sé non tanto piacevole, si è maggiormente disposti ad abbracciare narrazioni alquanto inconsistenti come i vari populismi, un nuovo modo di definire il nazionalismo. In Europa dovremmo conoscere bene il fenomeno, non fosse altro per il fatto che negli ultimi cento anni ci ha regalato due guerre mondiali. Ma torniamo al Capitalismo; la crescente mancanza di fiducia in esso, anche se è un sintomo allarmante, non è sufficiente a decretarne la morte...
Massimo Capriuolo 10-11-2022 L’Europa necessita dell’Africa per risolvere la sua crisi energetica, sia in seguito alla crisi speculativa tutta europea dei prezzi del gas, sia in seguito alla carenza di forniture storiche di gas provenienti dalla Russia. Dopo gli accordi con i premier dei paesi europei, Paesi come Mozambico, Algeria, Congo, Nigeria, Senegal, ecc. stanno sperando così di conseguire importanti vantaggi economici derivanti dal cambio di fornitura. Da parte dei governi europei, i governi africani proprietari dei giacimenti di gas naturale sono tra i principali Paesi ad essere stati presi in considerazione per la grande domanda di energia. In questo modo, i leader europei stanno convergendo celermente verso i Paesi africani, desiderosi di trovare un’alternativa economica al gas russo e così realizzare partnership commerciali proficue e stabili nel corso degli anni. Così per l’Italia ad esempio, Eni ha già sottoscritto accordi con Algeria, Egitto, Congo per lo sviluppo e...