Un Mondo Possibile

Politica, Economia, Cultura e Democrazia Economica

500 voli, sovranità e interesse nazionale: la sicurezza deve essere decisa con i cittadini

500 voli, sovranità e interesse nazionale: la sicurezza deve essere decisa con i cittadini

Mark Rutte ha dichiarato che 500 aerei statunitensi sarebbero decollati da basi italiane per sostenere l’operazione contro l’Iran. Il Ministero della Difesa ha replicato di avere autorizzato soltanto attività logistiche, non offensive. Restano domande decisive: quali velivoli sono partiti, quali funzioni hanno svolto e quale rapporto avevano con l’operazione?

Definire un’attività “non cinetica” non la rende politicamente neutrale. Trasporto, ricognizione, comunicazioni e rifornimento possono essere indispensabili a un’operazione bellica. Ciò non rende automaticamente l’Italia parte belligerante, ma impone trasparenza e controllo parlamentare.

Occorre verificare la coerenza tra Costituzione, trattati e accordi bilaterali. Le basi utilizzate dagli Stati Uniti restano territorio italiano e non sono zone extraterritoriali. Alcuni accordi che ne disciplinano l’uso, però, sono stati conclusi senza un pieno esame parlamentare o a lungo non pubblici. Non risultano prove di “patti non scritti” che abbiano ceduto la sovranità nazionale, ma è legittimo chiedere se esistano condizionamenti di fatto.

La Costituzione ripudia la guerra offensiva e attribuisce alle Camere responsabilità essenziali sui conflitti. Gli accordi internazionali non possono eludere il controllo democratico. Neppure l’appartenenza alla NATO obbliga automaticamente l’Italia a partecipare a qualsiasi guerra statunitense. Fuori dalla difesa collettiva, ogni intervento va valutato secondo il diritto, la Costituzione e l’interesse nazionale.

Il contesto storico è cambiato. Durante la Guerra fredda l’Italia operava entro vincoli geopolitici rigidi, pur conservando margini d’iniziativa diplomatica. Lo spostamento delle priorità statunitensi verso l’Indo-Pacifico e la competizione con la Cina non equivale all’abbandono dell’Europa, ma richiede agli Stati europei maggiore responsabilità e una chiara definizione dei propri interessi.

Per l’Italia ciò significa guardare soprattutto al Mediterraneo allargato, ai Balcani, al Nord Africa, al Medio Oriente e al Mar Rosso. Da queste aree dipendono pace, energia, commerci, migrazioni e stabilità economica. Il nostro Paese può svolgere un ruolo di dialogo e mediazione coerente con la propria tradizione diplomatica, anziché essere coinvolto automaticamente in conflitti decisi altrove: ogni eventuale partecipazione italiana deve essere valutata caso per caso.

Per MDE la sovranità non coincide con l’isolamento o con un nazionalismo aggressivo. È la capacità democratica di governare territorio, infrastrutture, risorse e relazioni internazionali per il benessere collettivo, senza subordinazione né ostilità verso altri popoli.

La sicurezza non dipende soltanto dagli armamenti. Dipende anche da energia, acqua, alimenti, abitazioni, sanità, istruzione, trasporti, comunicazioni e lavoro. Una società fragile e dipendente da filiere lontane può essere insicura anche senza subire un attacco. La prospettiva proutista indica nell’autosufficienza produttiva, nel decentramento economico e nella cooperazione tra territori strumenti di resilienza e di pace.

MDE propone una relazione periodica al Parlamento sull’uso delle basi alleate, indicando missioni, fondamento giuridico, autorità responsabili, costi, impatto ambientale e rischi locali. Il supporto logistico a operazioni offensive estranee alla difesa collettiva dovrebbe richiedere un’autorizzazione politica. Gli accordi incompatibili con la Costituzione, il diritto internazionale o l’interesse nazionale dovrebbero essere rinegoziati.

Accanto al bilancio della difesa serve un bilancio della sicurezza integrale, capace di misurare autonomia energetica e alimentare, capacità sanitaria, protezione civile, disponibilità idrica, cybersicurezza pubblica e solidità delle reti.

Le alleanze devono essere cooperazione, non subordinazione. La riservatezza non può diventare opacità. L’Italia non è una piattaforma militare nel Mediterraneo, ma una Repubblica democratica che deve poter conoscere, decidere e agire per la pace.

Articolo originale: Telegram